UNA GITA AL LAGO
14 Marzo 2010
Oggi, tanto per cambiare, abbiamo deciso per una
tranquilla gita rilassante in riva al lago. Abbiamo caricato le canne da
pesca negli zaini, al posto delle ingombranti protezioni, e con calma e
a velocità di passeggiata, tipo Tzia Bonaria che va a fare la spesa,
abbiamo diretto le nostre ruote verso le tranquille sponde. Le nostre
vuote chiacchiere avevano come tema la preparazione delle mosche,
pasture, esche in generale e altre amenità simili. Avevamo deciso: oggi
non vogliamo soffrire. Niente salite ripide, niente rischi mortali in
discesa, niente passaggi tecnici alla Sam Hill. Insomma, solo relax.
Cavedani, tinche, carpe... Volevamo proprio goderci il primo tiepido
sole anticipatore dell'imminente primavera. Stavamo stravaccati tra
crocus e orchidee, aspiravamo pigri i profumi della vita che sboccia tra
i prati; mezzi rinc.., cioè, mezzi addormentati ci facevamo cullare
dallo sciabordio delle lievi onde che dolcemente si infrangevano ai
nostri piedi...
... quando all'improvviso un grido, che ci sembrò provenire da un altro
mondo, squassò le nostre torpide coscienze: S I N G L E ! ! ! ! ! ! ! !
! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! S I N G L E ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! !
!
Non sappiamo chi, ma uno di noi, forse quello che
aveva per primo digerito la pesante colazione del biker, lo stomaco più
in forma del gruppo insomma, ci fece tornare in qualche modo alla
realtà. Scossi, e dall'urlo e dal ritorno ad una realtà più consona a
noi, abbandonavamo attrezzatura da pesca, esche, fiorellini e profumi
inforcando i nostri cancelli. Mai e poi mai avremmo dovuto anche solo
pensare di rinunciare alla consueta dose domenicale di sudore e dolore.
Per riabilitarci, sia ai nostri occhi che a quelli del mondo intero,
immantinente ci sparavamo km e km di salita con pendenze che da tempo
non osavamo percorrere. Le nostre gambe fuori allenamento mulinavano, i
rampichini si consumavano, i nostri cuori pompavano all'inverosimile;
tra sbuffi e sfiati vari, dopo varie mezz'ore si giungeva, non senza
prima aver camminato inutilmente coi ferri in spalla alla ricerca di
improbabili "svalichi", si giungeva, dicevamo, al primo agognato
scollinamento.
FINALMENTE! Si scende, inizia lo stupendo single del sentiero Matzanni.
Ci lanciamo sul lungo e filante ( e stretto!) cammino che ci riporta al
lago. Mettiamo a rischio la vita di due ignari turisti, uno di noi cade,
DOLORE! Al lago non veniamo nemmeno sfiorati dall'idea di smettere di
soffrire (e godere), tornare alle trote, mai più. Voliamo letteralmente
sul secondo single della giornata, quello che ci riporta a Canale Serci.
Basta. Uno dice, visto che non ci piacciono i pesci, perché non
organizziamo un bel torneo di dama? Gli altri in coro gridano: SALITA!
Vergognati, hai la bici, non è mica un parafulmine. Quindi si riprende a
pedalare in salita, ognuno in cuor suo fantastica di interminabili
partite a dama, ognuno giura nel segreto della sua scatola cranica che
troverà una scusa plausibile per la domenica successiva, per stare a
casa con la mogliettina, tipo: devo potare il melo, ho bucato, non mi
entra la media, ho il cambio storto, devo arrostire mezzo maiale...
Anche le più grandi sofferenze hanno un termine. Dopo aver fatto le
capre su interminabili pendii, aver ingoiato centinaia di metri di
dislivello, aver esplorato l'impossibile, aver catalogato tutte, dico
TUTTE, le pietre e i sassi di Su Fossu Mannu, finalmente ci godiamo
ancora qualche single prima di tornare alle macchine. Qui ci salutiamo,
un po' rigidi, sapete com'è, qualcuno proponeva un'altra piccola SALITA!
E' finita, alla prossima domenica.
A proposito, purtroppo domenica prossima non ci sarò,
devo
leggere il contatore dell'ENEL, cioè devo montare un mobiletto
dell'IKEA, mi hanno detto che forse nevica, devo fare il pieno alla
macchina, seu scoppiau!!!!!!!!!!!!!!!!!!