Villagrande
Strisaili: a passeggio in MTB
Il tempo fresco è
invitante, ho mangiato poco a pranzo e sono riposato. Tutto questo mi
stimola. Decido di uscire in mtb senza meta tra i paesaggi di
Villagrande Strisaili. Andrò dove mi porteranno le gambe. Sono rientrato
da una vacanza di due settimane in Sicilia a base di cannoli, arancini,
granite, caponate, ozio e riposo. Mi sento pesante e fuori forma. So che
questo mio stato fisico condizionerà la scelta del percorso ma non mi
scoraggio e decido di andare comunque.
Parto da casa Mighela
nel centro del paese. L’inizio non è male. Mi si presenta una salita di
500 metri con pendenza del 15%. I muscoli sono freddi ma riposati e con
il rampichino salgo su fino alla piazza senza difficoltà. Percorro la
strada principale che mi permette di attraversare il paese e arrivo
all’incrocio con la SP27 che collega Tortolì con la SS389. Svolto a
destra sulla SP27 e punto la bici in direzione del Bosco di Santa
Barbara. Mi aspettano circa 4 km di salita che percorro senza moltissima
fatica (mi ricordo quando l’ho percorsa la prima volta l’anno scorso.
Mi ha rimorchiato Irobik !!!). La prima meta è la sorgente di acqua
fresca e abbondante che mi aspetta all’interno del Bosco. Salendo mi
fermo ad ammirare il panorama.

Continuo a salire e
finalmente giungo alla sorgente d’acqua e riempio la sacca.

Pedalo per il bosco di
lecci secolari e decido di puntare il Lago dell’Alto Flumendosa.
Riprendo la SP27 in salita fino al bivio per Nuoro e mi dirigo per 2 km
verso l’abitato di Villanova Strisaili e da lì, poi, verso il Lago.
Purtroppo il lago non è
circoscritto dalla strada e dopo 14km da casa e a circa 500 mt dalla
diga che conclude la strada svolto a destra su una vecchia strada di
penetrazione agro-pastorale un tempo asfaltata e oggi completamente
assente di manutenzione e con scarsi tratti di bitume. Procedo sempre
dritto in direzione della salita finale che mi porterà su verso il
Gennargentu. I suoni e gli odori della natura mi avvolgono.
Procedo in salita. Ho
percorso circa 20 km (di cui almeno 15 in salita) e decido di fare una
pausa ristoratrice. Oggi mangerò una barretta energetica, qualche
mandorla e alcune fettine di ananas disidratata. Mi fermo in
corrispondenza degli scavi archeologici del nuraghe “S’Arcus es’ Forros”.
C’è un single che scende giù verso il nuraghe ma non voglio percorrerlo.
Ho paura di stancarmi e perdere del tempo perché poi dovrei rifarlo in
salita per riprendere la strada del mio percorso.
Mi sono riposato,
ristorato, dissetato. Riparto. Al bivio con l’inizio della salita finale
per il Gennargentu e Punta Lamarmora mancano ancora 2 km. La salita non
è finita e devo arrivare al bivio per affrontare l’ultima fatica (forse
quella più considerevole) e salire fin la su.
Dopo circa 22 km da casa
arrivo al bivio. Salire fino su alla cima del Gennargentu appena sotto
la Punta mancano ancora 4 km di dura salita con pendenze non
trascurabili. E’ una salita di quelle da “mordere”, da affrontare con
foga ciclistica di stampo irobikiana. Non bisogna mai fermarsi perché
poi sarà dura ripartire. Senz’altro ci fosse lui qui con me, il panzer
che nessuna salita ferma, al secolo chiamato “one hundred + 30” si
metterebbe a ridere. Forse mi darebbe anche la carica psicologica per
affrontare l’ultima e conclusiva fatica. Mi consola il fatto che la
strada è in buono stato, è uno sterratone in terra battuta percorsa
anche in jeep (a circa 200 mt di dislivello sotto la Punta c’è
l’agriturismo “Su Calavrigu”) e che potrò riposarmi qualche minuto in un
tratto in falso piano dove troverò una bella sorgente di acqua
ghiacciata.


Faccio il punto della
situazione. Le gambe hanno tenuto, la fatica si sente ma ho ancora
riserve di energie, l’entusiasmo e la voglia di salire fin la su è
tanta.
Ho tre possibilità:
arrivare all’agriturismo, quasi in cima, ma ci vuole tempo, oppure
affrontare un piccolo tratto in salita fino all’ovile di Tore,
salutarlo, bere un bicchiere d’acqua fresca, assaggiare il casu agidu
fresco di giornata con un pezzo di pane o infine tornare a casa seguendo
la vecchia SS389 che collega Villanova Strisaili con Fonni passando per
il passo di Corr’e Boi. E’ la vecchia strada statale oramai pochissimo
trafficata e quindi del tutto tranquilla.
Controllo l’orologio.
Accidenti !!! E’ tardi !!! L’orario mi tradisce !!! Ho perso molto tempo
per arrivare fin qui. Debbo pensare che necessita il mio ritorno a casa
prima che faccia buio. Da queste parti il sole tramonta presto e il
freddo, l’umidità e l’oscurità prendono il sopravvento. Non sono
attrezzato per un ritorno al buio quindi devo fare la mia scelta.
Decido di tornare a
casa. Per oggi posso ritenermi soddisfatto. Dopo tutto era 2 settimane
che non pedalavo e ho fatto già tanto.
Percorro 2 km in discesa
e giungo al ponte che sovrasta la nuova SS389. Lo attraverso e alla casa
cantoniera di Pira e’ Onni svolto a destra sulla vecchia SS389 in
direzione di Villanova. Ho sempre percorso questo tratto di strada in
auto fino a quando non hanno aperto il transito sulla nuova strada. Non
pensavo che da lì a poco mi sarei stancato più del tratto già percorso.
E’ una strada tutte curve con ripetuti sali-scendi senza possibilità di
recupero, piccoli strappi in salita e/o di falso piano. Forse sarà
perché ho 23 km sulle gambe, forse perché mi sto rilassando e non ho più
molta foga agonistica ma soffro. Mi aiuta il fatto che è, come dice
“andavo pian”, tutta bitume ed in ombra e ciò mi fa faticare di meno.
Dopo circa 10 km giungo
all’abitato di Villanova. Ormai respiro aria di casa e sento l’odore
delle pietanze pronte per cena. La fame mi attanaglia lo stomaco ma non
mi infastidisce. Ancora un piccolo sforzo e sarò a casa. Non ho fretta e
pedalo con andatura lenta in defaticamento. Da qui in poi è tutta
pianura o discesa. Ripercorro a ritroso la strada fatta e da Villanova,
dopo 38,5 km totali percorsi, rientro al Bosco. La sorgente è ancora lì.
E’ tutta mia. Nessuno l’ha spostata. Mi fermo per una piccola pausa
dissetante. Sento l’acqua fredda scendere giù per la gola, mi dà
sollievo. Riparto subito.
Voglio tornare a casa .
Mi aspettano gli ultimi 4 km di discesa fino al paese.
Dopo 4 ore di pedalata
e 42,8 km sono a casa. E’ quasi buio e la cena è servita. Sono stanco
ma soddisfatto. Parcheggio la mtb, mi lavo e mi siedo a tavola.
Arrivederci alla
prossima…
12 agosto 2010
culurgiones